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Mi chiamo Francesca e insieme a mio figlio (14) e mio marito Carlo siamo stati trattati come dei criminali. Mio figlio ha avuto a scuola diversi episodi di epistassi imputati all'utilizzo della mascherina poiché nei giorni di festa o il sabato e la domenica non si presentava il problema. Ha fatto presente il disagio chiedendo di poter fare lezioni senza pezza sul viso ed inizialmente gli è stato concesso mantenendolo a distanza dai compagni. Nel frattempo ha deciso di far pervenire il suo Atto Pubblico alla scuola. Il direttore ha da subito cominciato a controllarlo a vista e a vessarlo. Una mattina è stato lasciato in corridoio e lui ha pensato di lasciare l'edificio. Il direttore al posto di avvertire noi genitori ha chiamato i carabinieri che ci hanno contattato ma poiché Erik era col padre ci hanno detto al telefono "a posto per noi". A seguito di ciò Erik ha deciso di restare a casa qualche giorno ed ha inviato alla scuola una nota di cortesia facendo presente che sarebbe rientrato in una precisa data e che non voleva più subire pressioni in merito all'utilizzo della cosiddetta mascherina. Il giorno dell'ingresso Erik si è di nuovo visto estromesso dalle lezioni e maltrattato da una figura femminile presente a scuola (presumibilmente avvocato della scuola). In seguito Erik ha chiamato il prefetto che non ha risposto e quindi ha pensato di chiamare i carabinieri perché lo tutelassero. 10 minuti dopo in compenso arrivavano tre volanti della polizia. Due agenti parlavano con la donna di cui sopra ed il direttore. A noi non è stato permesso l'ingresso poiché privi di hannenpass. Poco dopo il nostro ragazzo usciva dalla scuola accompagnato dalla polizia che ci chiedeva i nostri documenti. Presentiamo il nostro Atto Pubblico che viene totalmente ignorato e addirittura definitivo carta straccia. Forniamo tutti le generalità verbalmente facendo presente che tutto ciò che ci stanno chiedendo è contenuto nell'Atto Pubblico. Mi viene chiesto se sono cittadina italiana e se capisco la lingua, rispondo che sono italiana ma non cittadina. In particolare io ripeto più volte di essere donna viva in carne, ossa, sangue e spirito e libera sulla terra. Quando decidiamo di averne abbastanza decidendo di andarcene veniamo strattonati e caricati sulle volanti. In particolare io vengo sottoposta a violenza fisica poiché mi viene storto il braccio dietro la schiena e spinta con forza brutale verso l'auto. Mio figlio è stato sottoposto anche a perquisizione corporea. Al mio perché mi stessero portando via mi viene risposto dall'agente che ha dubbi sulla mia identità e lo devo seguire per l'identificazione. Presso la questura io e mio figlio rifiutiamo la mascherina e ci viene ordinato a voce alta ed in tono militaresco di sostare in un determinato punto del parcheggio interno della questura. Mio marito decide di indossare la pezza ed entra con 2 agenti. Veniamo trattenuti rispettivamente 2 ore mio figlio e mio marito ed io 3 ore. Trattati come delinquenti e derisi a più riprese i diversi agenti che passavano ci chiedevano di visionare i nostri Atti Pubblici, per altro mai aperti, ma presi a pretesto di scherno continuo. Io vengo sottoposta a foto segnaletica e mi vengono prese le impronte. Ci viene fatta multa per la mascherina e io una denuncia per accertamento urgente sull'identità. Successivamente abbiamo mandato PEC con diffida a procedere ulteriormente nei nostri confronti. Erik ha deciso di studiare a casa, cosa non semplice perché ha scelto un percorso che richiede laboratori pratici ma è molto determinato. Siamo in attesa di sviluppi, se ci saranno, in merito ai procedimenti nei nostri confronti. Ad oggi sono trascorse poco più di tre settimane.

Francesca

 

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